venerdì 30 novembre 2007

Pensiero della notte

dedicata a te

Le parole
Non servono più
Inutili come le note per chi non sente
O come i colori per chi non vede


Di parole
Te ne ho dette tante
Ma alla fine sono risultate vane
E la colpa è di certo mia


Stanotte ti sognerò, se me lo permetti;
per ricordare il profumo dei tuoi capelli,
la sincerità dei tuo occhi schietti,
tutti i nostri momenti belli.


Stanotte ti sogno, così ho deciso:
perché voglio rivivere quel sentimento
che poi stupidamente ho reciso
senza nemmeno starci troppo attento.


Stanotte ti ho sognata, sai piccola;
la tua immagine mi ha circondato
e mi ha riacceso dentro una fiaccola
che, ho scoperto, ha sempre bruciato.

mercoledì 28 novembre 2007

Fammi felice almeno questa volta

“Eccomi, manca poco”

Pensò quando la vide, e le si avvicinò, camminando con lentezza e lasciando trasparire un evidentissimo nervosismo. Arrivò dritto davanti a lei, e si fermò di scatto. Aveva pensato spesso a questo momento, immaginando parole, gesti, emozioni che avrebbero contraddistinto la situazione. E alla fine si era sempre convinto che l’unico modo per sapere con certezza come sarebbe andata, era trovarsi realmente in quella situazione. Ed ora eccolo qui. Sudato e anche un po’ sporco, dopo tutta la corsa fatta per arrivare a questo momento.

“Ok, ci siamo solo io e te”

Cercò di isolarsi dal resto del mondo, dal resto della massa che attorno a loro urlava e sembrava anche divertirsi. La prese fra le mani, e la baciò con delicatezza. Lei, perfetta in tutto –come sempre d’altronde– rimase impassibile.

“Non puoi farmi questo” le disse lui. “Non dopo tutto quello che ho fatto per te”.

“Ti ho dato tutta la mia vita in pratica. Non puoi dire che non è vero. E’ da quando ero un ragazzino che vivo per te, lo sai.”

Il respiro gli si fece più faticoso, ogni millimetro del suo corpo manifestava inquietudine.

“Quante volte ho dovuto dire di no alle proposte degli amici per te. E quanti fine settimana che ho tolto alla mia famiglia, sempre per te. E pensare che i miei me lo dicevano sempre, attento a quella che in quel mondo lì non sai mai cosa ti può succedere!”

La gente attorno a loro continuava a fare un baccano incredibile.

“E io invece no, ti ho sempre difesa, anche quando per colpa tua ho passato 8 maledetti mesi in stampelle, quando tornavo a casa tardissimo e in condizioni disastrose, quando i miei amici mi dicevano che mi stavi allontanando da loro. Ho 33 anni cazzo, non posso continuare così ancora per molto, lo sappiamo benissimo entrambi!”

Sentì un conato di vomito salirgli dallo stomaco, era teso come forse non gli era mai successo, e si sentì un po’ spiazzato da questo, lui che agli occhi di tutti appariva come un uomo tutto d’un pezzo.

“Senti, io penso decisamente di meritarmi qualcosa da te. Si, mi hai già dato qualche piccola gioia ogni tanto, ma siamo sinceri: hai fatto divertire anche tanti altri eh! Fammi felice almeno questa volta; ti giuro che ti porterò via da tutti questi energumeni che sanno solo prenderti a calci e farti del male. Te lo giuro, hai la mia parola.”

Sentì un fischio che gli passò nelle orecchie.

“Senti, deciditi. Adesso è il momento di vedere se sai ridarmi almeno un briciolo di quello che ti ho dato io. Tu fai quello che devi fare, e io ti prometto che ti porterò via con me.”

Si allontanò di qualche passo, dandole le spalle, quindi si voltò nuovamente. Il suo sguardo era fisso su di lei. Poi partì di corsa, le arrivò di fronte e le diede un calcio con tutta la forza che aveva in corpo.

La palla entrò in porta senza che il portiere potesse farci nulla, e quell’ultimo, decisivo rigore diede la vittoria finale alla sua squadra. Prima che fosse sommerso dai suoi compagni per festeggiare, corse verso di lei e la prese sottobraccio. Non la lasciò per un momento tutta le sera.

Ora nel suo salotto, di fianco alla coppa, c’è lei.

Ed ogni tanto, di nascosto a sua moglie, la bacia ancora.

martedì 27 novembre 2007

Stop


Ferma le sensazioni
e se riesci vivile;
vedrai, sarà tutto più facile...
ascolta il cuore non la testa,
fermati a parlare
senza la paura di provare.

Ferma le sensazioni se ci riesci,
ed ogni volta avrai il cielo tra le mani.

Il principe azzurro nel 2007

Il sabato in centro sembra un girone dell’inferno dantesco. Magari si andasse tutti in giro a cavallo, come una volta, pensò il Principe Azzurro. Si, proprio lui. Anche nel mondo delle fiabe il tempo passa, e lui, che da giovane faceva stragi di cuori, adesso non assomiglia più per nulla a quell’aitante cavaliere che un tempo era. Il cavallo bianco è stato sostituito da una Panda rossa, la sua folta chioma bionda comincia a sbiadirsi e a sfoltirsi, e il suo fisico scultoreo inizia a lasciare spazio ad un po’ di pancetta. D’altronde, cinquant’anni non sono facili da portare. Finalmente un parcheggio libero, lì di fianco a quella mercedes nera. Notò subito quell’orrendo pupazzo di forma fallica appeso allo specchietto retrovisore e capì che quella era la macchina del Cavaliere Nero. E non si pentì più di tanto quando aprendo la portiera urtò quella a fianco. D’altronde i soldi per riparare quel graffietto non gli mancavano, da quando aveva sposato la Strega Cattiva ed era diventato amministratore delegato della multinazionale di sua moglie. E pensare che avrebbe potuto essere lui… Il bip bip del telefonino riportò il Principe alla realtà; era un messaggio di sua moglie “Cicci prendi anche i pannolini che Riccioli d’Oro ha il pancino sottosopra e ha fatto tanta cacchina. Mi raccomando fai in fetta. Tua pucci pucci Cenerentola”. Rimise il cellulare in tasca in preda ad un conato di vomito, ma non sapeva se fosse per il materiale prodotto dallo stomaco di sua figlia oppure per tutti quei soprannomi e tutti quei vezzeggiativi. Si avviò sconsolato all’entrata del centro commerciale. Mentre si districava tra mille marche di detersivi e cercava di accaparrarsi l’ultima confezione di quel surgelato in offerta, stando bene attento agli strani nomi scritti sul fogliettino che teneva in mano, un bambino gli pestò un piede. Stava per imprecare contro gli dei del cielo, quando sentì la mamma che richiamava il pargolo, la guardò e la riconobbe subito: era Biancaneve, una sua fiamma di una trentina d’anni addietro. La osservò con un’enorme e crescente invidia: i suoi capelli neri come l’inchiostro erano ancora tutti al loro posto, e facevano da cornice ad un visino che dimostrava almeno vent’anni di meno di quelli effettivamente passati. Il suo fisico, nonostante il bambino che aveva partorito, era sempre affascinante. Il Principe si accorse di essere con lo sguardo fisso e la bocca spalancata solo quando sentì uno goccia di saliva che gli cadde su una mano.

-Chi è quel signore che ti guarda così mamma?-

-Nessuno Oreste, nessuno-

E si allontanò gettando una sguardo pietoso a quell’attempato uomo cinquantenne che la fissava con un’aria da maniaco.

E dire che lui una volta era famoso. Era al centro dell’attenzione della società, in copertina su ogni giornale scandalistico, era il sogno neanche troppo segreto di qualsiasi ragazza del mondo. Ma il tempo passa, e guardatelo ora: il Principe Azzurro non esisteva più, ed aveva lasciato spazio ad un uomo qualsiasi, vecchio e rimbambito. Sentì un fuoco nascergli nello stomaco, divamparsi nelle braccia e salirgli fino al cervello. Pensò ad un infarto, o ad una gastrite. Dopotutto, a quell’età… Ma poi capì. Quel fuoco che sentiva era lo spirito di quando era ragazzo, e gli stava incendiando tutto il corpo come un grattacielo in fiamme. Sentì scorrergli nelle vene le parole d’amore che una volta sussurrava alle sue donzelle, sentì nel basso ventre la passione viscerale che lo aveva reso così popolare in tutto il paese.

Poi però senti anche qualcos’altro poco distante da lui, un discorso tra una coppietta di circa quindici anni:

-Amo sei proprio il mio principe azzurro..-

-Ma che principe e principe piccola, se vuoi posso essere il tuo calciatore e tu la mia velina!-

Il resto della storia lo conoscono tutti. L’eco di quello schiaffone risuonò in tutto il centro commerciale, e successivamente risuonò anche in tutti i telegiornali.

“Vecchio psicopatico maltratta innocente ragazzino”, intitolarono tutti i quotidiani.

In tribunale alla fine se la cavò con un mese di prigione, tramutato poi in una multa bella salata. Dopodichè, di lui non si seppe più nulla. Ma c’è chi giura di averlo visto a Honolulu, vestito con una camicia bianca, bermuda, infradito e occhiali da sole, mentre insegnava nel suo esclusivo istituto per giovani maschioni l’arte della seduzione. E giurano anche che è sempre accompagnato da un bellissimo Labrador, bianco come la luna nei cieli d’estate. Non sarà un cavallo, ma è già qualcosa.

lunedì 26 novembre 2007

OMAGGIO A PREVERT


-Fiesta-


E i bicchieri eran vuoti
la bottiglia spaccata
Il letto spalancato
e la porta sbarrata
E tutte le stelle di vetro
della felicità e della bellezza
scintillavano nella polvere
della stanza mal ripulita
Ero ubriaco morto
e gioioso falò
e tu ubriaca viva
nuda fra le mie braccia.
La mia mente corre da lei,
ma la fermo e non lo permetto:
non si merita i miei pensieri
chi ha sputato sul mio affetto.
La luna stasera è bianca come il latte,
tranquilla come fosse sul suo divano in ciabatte;
d'altronde il cielo è un pò la sua casa,
con una stella accanto che le fa le fusa...
Non sono niente
nulla assolutamente
ma lo stesso vale per te
quindi
vieni a bere una birra amico mio.
Offro io.
-Innocente bambina-


Non è colpa mia
la vita mi ha presa
ed io mi sono arresa

Ho amato chi mi maltrattava
ho maltrattato chi mi amava
ma non era colpa mia

Cosa volete da me
io sono solo una vittima
vittima della vita
vittima dei problemi
vittima della famiglia
vittima degli amici

Ah, gli amici

Quindi cosa volete
da una povera ragazza come me
sono solo una vittima io
tutto qui.
C'è chi mi chiama il diavolo,
chi il destino, chi il fato..
Voi chiamatemi pure come vi pare!

Anzi, non chiamatemi affatto:
sarò io a farmi vivo
quando sarà il momento giusto.
Cimadera
cima dura
cima alta ma
che non fa paura.

Anzi, rassicura.


Ho sognato di me;
tuo umile sevitore,
cavaliere errante in cerca del tuo amore.

Ho sognato di te;
effimera visione,
stella cometa che guida il mio cuore.

Ho sognato di noi;
opera di un gran pittore,
io sono la tela e tu il colore.

2 pesi 2 misure

Io ti amo, tu mi vuoi bene:
questa è la radice delle mie pene.
Una bugia, a volte, è solo una verità con sopra un pò di zucchero...