martedì 27 novembre 2007

Il principe azzurro nel 2007

Il sabato in centro sembra un girone dell’inferno dantesco. Magari si andasse tutti in giro a cavallo, come una volta, pensò il Principe Azzurro. Si, proprio lui. Anche nel mondo delle fiabe il tempo passa, e lui, che da giovane faceva stragi di cuori, adesso non assomiglia più per nulla a quell’aitante cavaliere che un tempo era. Il cavallo bianco è stato sostituito da una Panda rossa, la sua folta chioma bionda comincia a sbiadirsi e a sfoltirsi, e il suo fisico scultoreo inizia a lasciare spazio ad un po’ di pancetta. D’altronde, cinquant’anni non sono facili da portare. Finalmente un parcheggio libero, lì di fianco a quella mercedes nera. Notò subito quell’orrendo pupazzo di forma fallica appeso allo specchietto retrovisore e capì che quella era la macchina del Cavaliere Nero. E non si pentì più di tanto quando aprendo la portiera urtò quella a fianco. D’altronde i soldi per riparare quel graffietto non gli mancavano, da quando aveva sposato la Strega Cattiva ed era diventato amministratore delegato della multinazionale di sua moglie. E pensare che avrebbe potuto essere lui… Il bip bip del telefonino riportò il Principe alla realtà; era un messaggio di sua moglie “Cicci prendi anche i pannolini che Riccioli d’Oro ha il pancino sottosopra e ha fatto tanta cacchina. Mi raccomando fai in fetta. Tua pucci pucci Cenerentola”. Rimise il cellulare in tasca in preda ad un conato di vomito, ma non sapeva se fosse per il materiale prodotto dallo stomaco di sua figlia oppure per tutti quei soprannomi e tutti quei vezzeggiativi. Si avviò sconsolato all’entrata del centro commerciale. Mentre si districava tra mille marche di detersivi e cercava di accaparrarsi l’ultima confezione di quel surgelato in offerta, stando bene attento agli strani nomi scritti sul fogliettino che teneva in mano, un bambino gli pestò un piede. Stava per imprecare contro gli dei del cielo, quando sentì la mamma che richiamava il pargolo, la guardò e la riconobbe subito: era Biancaneve, una sua fiamma di una trentina d’anni addietro. La osservò con un’enorme e crescente invidia: i suoi capelli neri come l’inchiostro erano ancora tutti al loro posto, e facevano da cornice ad un visino che dimostrava almeno vent’anni di meno di quelli effettivamente passati. Il suo fisico, nonostante il bambino che aveva partorito, era sempre affascinante. Il Principe si accorse di essere con lo sguardo fisso e la bocca spalancata solo quando sentì uno goccia di saliva che gli cadde su una mano.

-Chi è quel signore che ti guarda così mamma?-

-Nessuno Oreste, nessuno-

E si allontanò gettando una sguardo pietoso a quell’attempato uomo cinquantenne che la fissava con un’aria da maniaco.

E dire che lui una volta era famoso. Era al centro dell’attenzione della società, in copertina su ogni giornale scandalistico, era il sogno neanche troppo segreto di qualsiasi ragazza del mondo. Ma il tempo passa, e guardatelo ora: il Principe Azzurro non esisteva più, ed aveva lasciato spazio ad un uomo qualsiasi, vecchio e rimbambito. Sentì un fuoco nascergli nello stomaco, divamparsi nelle braccia e salirgli fino al cervello. Pensò ad un infarto, o ad una gastrite. Dopotutto, a quell’età… Ma poi capì. Quel fuoco che sentiva era lo spirito di quando era ragazzo, e gli stava incendiando tutto il corpo come un grattacielo in fiamme. Sentì scorrergli nelle vene le parole d’amore che una volta sussurrava alle sue donzelle, sentì nel basso ventre la passione viscerale che lo aveva reso così popolare in tutto il paese.

Poi però senti anche qualcos’altro poco distante da lui, un discorso tra una coppietta di circa quindici anni:

-Amo sei proprio il mio principe azzurro..-

-Ma che principe e principe piccola, se vuoi posso essere il tuo calciatore e tu la mia velina!-

Il resto della storia lo conoscono tutti. L’eco di quello schiaffone risuonò in tutto il centro commerciale, e successivamente risuonò anche in tutti i telegiornali.

“Vecchio psicopatico maltratta innocente ragazzino”, intitolarono tutti i quotidiani.

In tribunale alla fine se la cavò con un mese di prigione, tramutato poi in una multa bella salata. Dopodichè, di lui non si seppe più nulla. Ma c’è chi giura di averlo visto a Honolulu, vestito con una camicia bianca, bermuda, infradito e occhiali da sole, mentre insegnava nel suo esclusivo istituto per giovani maschioni l’arte della seduzione. E giurano anche che è sempre accompagnato da un bellissimo Labrador, bianco come la luna nei cieli d’estate. Non sarà un cavallo, ma è già qualcosa.

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